Tecnica di realizzazione delle icone bizantine

MaterialiUna grande quantità di manuali e compendi sulla tecnica dell’antica iconografia ci da la possibilità di ricostruirne esaurientemente il processo di lavorazione. La realizzazione di un’Icona bizantina richiede tempi molto lunghi e molta pazienza.
Il primo lavoro inizia con la ricerca della tavola, che non è cosa casuale; il legno che ricorda il legno della croce, deve essere tenero. Nella Russia centrale è sempre stato usato il Tiglio, nella Russia del nord l’Abete. In Italia l’Abete o il Faggio. Va scelta un’asse centrale, con le venature concentriche, perché abbia più resistenza. Dopo aver eliminato tutte le parti con nodi si procede a tagliare l’asse in tavole. Per le icone sacre più grandi si usano tavole unite e rinforzate sul retro da due inserti di legno più duro per evitare movimenti. A volte si trovano rinforzi sul retro di ione più piccole. Tavole sottili e bordi stretti si incontrano soprattutto nelle icone sacre più antiche. In Russia solitamente la faccia anteriore della tavola veniva incavata nella parte centrale, mentre i bordi erano in rilievo. Nelle icone non russe generalmente l’incavo manca. Alle tavole così selezionate e levigate, si incolla un telo di lino o di cotone che ricorda il velo della Veronica, sul quale Gesù lascio impresso il suo volto.

Successivamente, vengono passate più e più mani di gesso (anticamente si usava la polvere di alabastro) disciolto con colle animali, attendendo con pazienza, che prima del passaggio della mano successiva, sia completamente asciutta quella precedente. Poi si leviga il fondo con carta abrasiva, sempre più sottile sino ad ottenere una superficie perfettamente liscia e bianca, il cosiddetto LEVKAS, o  LEUCOS per i greci. La tabula rasa, il bianco, il nulla, dove tutto può essere scritto. E' allora che l'iconografo inizia, dopo un periodo di preghiera e di purificazione, a scrivere l'icona, ricopiandola fedelmente da una già esistente, dove ogni tratto di matita, viene poi inciso, con un sottile punteruolo, affinchè non si perda la traccia durante la posa del fondo oro e del colore. Dopo aver opportunamente preparato le parti da ricoprire d'oro, si applica la foglia di oro zecchino che poi si leviga con pietra d'agata sino ad ottenere una superficie uniforme.
L'oro, il non colore, valore assoluto senza cromatismi, simbolo dell'eternità perchè icorruttibile, ricorda l'immortalità di Dio. Dopo l'oro, si passa al colore; utilizzando esclusivamente pigmenti naturali, disciolti con tuorlo d'uovo. I colori utilizzati, sono complementari, si usa il rosso (carminio o porpora), il blu (oltremare, blu di Prussia), il verde, l’ocra chiara e scura, il bianco e il nero.

L’iconografo inizia a posare i colori scuri, che poi pian piano schiarisce, sia usando tonalità più chiare sia aggiungendo bianco al colore di base. Anche questo ha un suo significato: realizzare un’icona porta dalle tenebre alla luce. Per l’iconografo, infatti, il proprio lavoro è preghiera, una preghiera continua, fatta anche di meditazione e purificazione. Infine, dopo aver schiarito con piccoli tratti di bianco e aver apposto le iscrizioni, l’icona sacra è pronta per essere protetta dall’olifa: un insieme di olio di lino cotto e conservanti. Questa operazione serve ottimamente per conservare la pittura e inoltre, impregnando i colori, ne esalta la trasparenza, la profondità e ne armonizza leggermente le tonalità. L’olifa, fatta essiccare per lungo tempo, è infine ricoperta da alcuni strati di vernice trasparente a tampone.

 

realizzazione di un' Icona bizantina

l'iconografa durante la realizzazione di un icona bizantina

 

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Fotografie di Carlo Colombo ©.

 

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